MASSA CORPOREA  E  FERTILITA’

L’inizio e il mantenimento della funzione riproduttiva femminile sono strettamente correlati al raggiungimento ed al mantenimento  un peso ottimale.

Le donne sottopeso, così come le donne sovrappeso o obese, corrono un aumentato rischio di infertilità,  prevalentemente dovuta  ad  irregolarità dell’ovulazione.

La ridotta fertilita’ delle donne sottopeso e sovrappeso trae origine da alterazioni metaboliche ed endocrine a carico di diversi ormoni, principalmente ormoni steroidi e insulina.

L’effetto di questo disequilibrio metabolico-endocrino  puo’ manifestarsi a vari livelli della funzione riproduttiva femminile: lo sviluppo del follicolo sede della maturazione dell’ovocita,  lo sviluppo dell’embrione, l’impianto dell’embrione all’interno dell’utero.

Effetti dell’eccesso di peso.

Nei Paesi Industrializzati ed in rapido sviluppo la prevalenza di donne sovrappeso e obese sta aumentando a causa della riduzione dell’attività fisica e del cambiamento della composizione della dieta, sempre più ricca di energia e sempre più povera di micronutrienti.

Nelle donne sovrappeso/obese il rischio di anovulazione è triplicato rispetto alle donne normopeso.
Nelle donne sovrappeso/obese circa il 30% presenta Sindrome dell’ovaio Policistico (PCOS). La coesistenza nella stessa donna di Obesita’ e PCOS comporta un aumentato rischio di problemi dell’ovulazione ma anche di aborto spontaneo precoce.
Inoltre, una volta iniziata la gravidanza, nelle donne obese si osserva un aumentato rischio di complicanze materne e neonatali: ipertensione gestazionale, diabete, eventi trombo embolici, aumento delle malformazioni congenite e maggiore ricorso al taglio cesareo e ai suoi rischi.
Una perdita di peso anche solo del 5-10 % del peso iniziale fa  migliorare le possibilità riproduttive spontanee  fino al 70% dei casi.
La perdita di peso nelle donne obese e con problemi di ovulazione  è associata al ripristino spontaneo dell’ovulazione  nel 90% dei casi e della fertilita’ nel 45 % dei casi.
Anche il rischio di Aborto spontaneo si normalizza in caso di perdita di peso.

Effetti del sottopeso

Nelle società occidentali la disponibilità di cibo non è generalmente un fattore determinante lo stato nutrizionale dell’individuo. Negli anni recenti, in cui la magrezza e il culto della corporeità si sono imposti come importanti modelli culturali, sono emersi una serie di disturbi riproduttivi legati all’alimentazione e al desiderio di perdere peso. Il calo ponderale, sia dovuto al ridotto apporto di cibo, sia dovuto all’aumento dell’attività fisica, si associa ad importanti disturbi della secrezione degli ormoni riproduttivi, con amenorrea o oligomenorrea come segni clinici prevalenti. Considerate le richieste della riproduzione, per fornire al feto il suo nutrimento e allattare un neonato la composizione corporea femminile è determinante. Proprio per queste esigenze riproduttive le donne, diversamente dagli uomini, sono dotate di una significativa quantità di grasso a partire dalla pubertà, che mantengono durante la vita riproduttiva. Il menarca avviene nelle ragazze quando il grasso corporeo è superiore al 17% del peso e la funzione mestruale è persa quando il grasso corporeo è inferiore al 22% del peso. La capacità riproduttiva  si riduce significativamente quando il rapporto tra i depositi di grasso e la massa muscolare scende al di sotto dei valori ottimali.
Esempio classicamente citato a sostegno di questa ipotesi riguarda le popolazioni nomadi dl Botswana. In questo ambiente esistono cambiamenti stagionali dell’alimentazione, del peso corporeo e dell’attività fisica, dovuti alle lunghe migrazioni. In queste donne si verifica una riduzione delle ovulazioni stagionale, nel momento in cui esse sono più attive e hanno il più basso peso corporeo. Per contro, tutti i parti si verificano  nove mesi dopo il periodo in cui raggiungono il peso  più alto. 

Consigli alimentari

La fertilità maschile come quella femminile sono fortemente influenzate dall’alimentazione e dallo stile di vita: la composizione del liquido seminale, di solito, è ottimale negli uomini normopeso che consumano prevalentemente frutta, cereali, verdura e pesce, mentre è piuttosto mediocre negli uomini obesi, sedentari, dediti a dolci e cibi grassi. Uno studio dell’università di Harvard ha rivelato come i carotenoidi, i pigmenti che donano colori vivaci alla frutta e alla verdura, siano un vero toccasana per la salute del liquido seminale: un consumo regolare di carote, in particolare, migliora notevolmente la motilità spermatica, mentre  un apporto ottimale di licopene (contenuto in abbondanza nel pomodoro), può migliorare la morfologia degli spermatozoi. Uno studio pubblicato sulla rivista American Journal of Obstetrics and Gynecology ha spiegato quale tipo di regime alimentare può contribuire a migliorare l’infertilità ovulatoria nella donna. I carboidrati dovrebbero rappresentare il 55% delle calorie totali introdotte in una giornata con predilezione per pane, pasta e riso integrale, mentre va drasticamente ridotto il consumo di dolci e bevande zuccherine. Bisognerebbe consumare 2\3 di proteine vegetali quindi via libera a piselli, fagioli, ceci, lenticchie, soia e 1\3 di proteine di origine animale, in prevalenza pesce azzurro e pollo. È raccomandabile consumare acidi grassi omega-3 (salmone, acciughe, sgombro, noci) e omega-6. Dati recenti della letteratura scientifica riportano alla base di infertilità e abortività, deficit di micronutrienti, particolarmente dei livelli circolanti di vitamina D e zinco. E’ quindi opportuno, oltre l’esposizione alla luce solare, consumare cibi ricchi di colecalciferolo: pesce azzurro, soia, uova, frutti di mare.

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