Lun - Gio: 9 - 19 Venerdì: 9 - 18
(+39) 02 7601 8385 Prenotazioni 10 - 18
life@treeoflife.it

Allattamento al seno

Allattamento al seno

L’allattamento è quel processo che consiste nel dare nutrimento ai neonati con il latte prodotto dal seno materno. Ora vedremo per bene come avviarlo, cosa dicono le linee guida, quali sono i benefici per mamma e bambino, per quanto tempo allattare e molto altro.

Cosa dicono le linee guida e l’OMS

Le linee guida dell’OMS e del Ministero della Salute raccomandano vivamente l’allattamento esclusivo al seno fino ai 6 mesi di vita del bambino. Allattare in maniera esclusiva vuol dire non dare al bimbo alimenti o liquidi diversi dal latte materno fino ai 6 mesi compiuti (neanche l’acqua). E’ importante sapere che l’uso di:

  • tettarelle
  • ciucci
  • biberon

può interferire con l’allattamento, mettendone a rischio il proseguimento, senza contare che anche la suzione può essere alterata.

Quali sono i benefici per mamma e bambino

Il latte materno è la cosa migliore che una mamma possa offrire a suo figlio infatti, sotto l’aspetto nutrizionale, è completo di tutto. Al suo interno troviamo:

  • acqua (percentuale maggiore)
  • zuccheri
  • grassi
  • proteine
  • minerali
  • vitamine
  • ormoni
  • enzimi

Essendo così composto, i benefici per il bambino sono:

  • protezione dalle infezioni come otiti, gastroenteriti e molto altro
  • nutre in maniera completa
  • abbassa il rischio di diabete, SIDS, malattie cardiovascolari, asma e allergie
  • aiuta lo sviluppo intestinale

Per la mamma gli aspetti positivi sono:

  • prevenzione di forme tumorali alle ovaie e al seno
  • aiuta con la perdita del peso assunto durante la gestazione
  • abbassa il rischio di sviluppo di osteoporosi
  • diminuisce il rischio di malattie cardiocircolatorie ed anemia
  • il latte è sempre pronto, pratico e alla giusta temperatura

Quali sono le differenze nell’allattamento dopo un parto naturale ed un cesareo

Dopo un parto cesareo, solitamente, il bimbo viene affidato al papà nel frattempo che la madre conclude l’intervento e si riprende; lo rivedrà una volta ricondotta in camera. Non dimentichiamo che la mamma è stata sotto l’effetto di farmaci ed anestesia oltre che a digiuno per ore quindi, tutte condizioni non ideali per l’avvio dell’allattamento. E’ quindi fondamentale che il piccolo sia tenuto accanto alla mamma in stanza anche se ancora non del tutto sveglia e che con l’aiuto di ostetriche e famiglia venga attaccato prima possibile, senza perdere più tempo del necessario nella ripresa post intervento. E’ un allattamento che parte in ritardo ma che comunque, se assecondato, può avviarsi correttamente.

Dopo un parto naturale per iniziare è importante, subito dopo l’espulsione, permettere a mamma e bimbo di avere un contatto immediato “pelle a pelle“/”skin to skin“. Questo momento è fondamentale per l’esclusività dell’allattamento e per la sua durata. E’ il bimbo che con la sua suzione ne regola la partenza.

Come si trasforma il latte materno

Subito dopo il parto, il primo latte prodotto è il colostro e si presenta in quantità minima visto che lo stomaco del neonato è molto piccolo. Dopo qualche giorno si verificherà la montata lattea in cui il seno si indurirà notevolmente e produrrà più latte, talvolta ci potranno essere perdite dal seno in maniera involontaria. Due settimane dopo la nascita circa, diventerà latte di transizione. Infine con il compimento del primo mese di vita il latte si chiamerà maturo.

Che cos’è l’allattamento a richiesta

Sarebbe inesatto e superficiale occuparsi di come dovrebbe essere scandito l’allattamento nei vari giorni dopo la nascita, è più corretto parlare di allattamento a richiesta. Ma cosa significa esattamente? Vuol dire che il bambino decide come, dove, quando e per quanto tempo poppare, è lui che stabilisce tutte le regole infatti lasciandolo fare si staccherà spontaneamente da solo dopo aver poppato da uno o entrambi i seni. E’ quindi normalissimo che ci siano attacchi frequenti e che non esistano durate standard delle poppate, tutto varia a seconda dell’età del bambino e di un numero indefinito di altri fattori.

Quali sono i segnali della fame

Se non si vuole sottostare a degli orari prestabiliti, come previsto nell’allattamento a richiesta, per capire quando è il momento di attaccare il bambino è possibile interpretare i segnali della fame. Il pianto non è il primo segnale come molti possono pensare anzi, si potrebbe definire quasi come ultimo. Quando il bimbo piange è il momento in cui è arrivato al limite, prima di solito si passa per:

  • movimenti della testa a destra e sinistra alla ricerca del seno
  • un suono che ricorda il rumore del succhiare prodotto con le labbra
  • uno schiocco che emette la lingua contro il palato
  • mettere le mani in bocca
  • succhiare il dito, la mano o il polso
  • il pianto (il culmine, che può portare anche ad attacchi scorretti e ad un’alimentazione parziale perchè stremato, si addormenterà durante la poppata)

Perchè il bimbo si attacca spesso

Man mano che passeranno i giorni potrebbe succedere che il bambino si attachi molto frequentemente durante una giornata rispetto ad un’altra, ma non c’è da preoccuparsi. Man mano che crescerà ed avrà bisogno di più latte, avrà più sete o altre esigenze (anche emotive), attaccandosi regolerà sia la produzione della mamma che la composizione del latte stesso in base ai bisogni che ha in quel momento della sua crescita. Esistono anche dei periodi specifici in cui le poppate sono molto numerose ancora più di quanto appena detto, questi episodi si chiamano “scatti di crescita” e possono durare pochi giorni o anche alcune settimane e di solito si verificano:

  • 2° e 3° settimana di vita
  • 6° e 8° settimana di vita
  • 3 mesi
  • 6 mesi
  • 9 mesi

Ovviamente ci possono essere leggere variazioni nei periodi sopra citati in base al bimbo però questi elencati possono servire come punto di riferimento. In queste sistuazioni il neonato oltre a chiedere il seno più spesso, potrebbe essere irritabile, irrequieto, avere il sonno alterato, essere desideroso di contatto fisico in maniera insistente. Quando tutto questo succede di notte siamo consapevoli che la forza della mamma è messa a dura prova ma speriamo che sia di conforto sapere che è tutto nella norma e passerà. Cosa fare quindi? L’unica soluzione è assecondare il piccolo. E’ bene non intervenire con ciuccio o altro per non intaccare la crescita del bambino.

Quando è necessaria l’aggiunta di latte artificiale

Molte mamme se non sono a conoscenza degli scatti di crescita e di quello che comportano, possono essere portate a pensare di avere poco latte e quindi iniziano a valutare l’aggiunta di latte in formula. Se il bambino cresce, e questo lo stabilirà il pediatra alle visite di controllo, non vi è nessuna motivazione per cui dare un’integrazione di latte artificiale. Se invece la crescita dovesse essere lenta, ferma o dovesse incontrare degli ostacoli è bene consultarsi con il medico del bambino per valutare le quantità di latte da aggiungere per compensare il latte materno che non è più sufficiente. Prima di dare integrazioni è bene controllare che:

  • l’attacco al seno sia corretto
  • l’allattamento sia a richiesta, non secondo orari stabiliti
  • non vi siano interferenze di ciucci o altro
  • non si somministrino liquidi come acqua, tisane o camomilla anzichè il latte materno

Come capire se l’attacco al seno è corretto e quali posizioni adottare

Per sapere se il bimbo è in una posizione corretta è bene verificare che il naso si trovi in corrispondenza del capezzolo e non la bocca, in questo modo il piccolo è portato a piegare la testa all’indietro ed aprire molto bene la bocca. Esistono varie posizioni in cui si può allattare se si dovesse presentare dolore durante la poppata, se si è scomodi o semplicemente per variare un po’:

  • tradizionale, (a culla), con il bambino con la testa sull’avambraccio
  • semisdraiata, col bambino sdraiato su di sè (per capire meglio è la posizione in cui viene messo il bimbo appena dopo il parto)
  • a rugby (utile nei casi in cui la mamma abbia una produzione di latte molto forte “riflesso di emissione“, ed il bimbo fatichi a gestirlo. In questo modo il bimbo ha la testa sulla mano e la schiena appoggiata al braccio lungo il fianco
  • posizione sdraiata in cui la mamma e il piccolo sono sdraiati uno di fianco all’altra (questa di solito è molto utilizzata la notte)

E’ possibile anche che il bambino preferisca un seno rispetto ad un altro per vari motivi ma non bisogna preoccuparsi o forzarlo a prenderli entrambi, è comunque possibile allattarlo da uno solo: il corpo lo capirà e si regolerà di conseguenza mettendo a risposo un seno e facendo lavorare solo l’altro.

Esistono cibi vietati in allattamento che possono causare coliche o reflusso

L’alimentazione di una donna che allatta non è molto differente da quella di una donna adulta normale, quindi deve essere una dieta sana ed equilibrata che in più deve avere una percentuale di calorie leggermente superiore alla media. Per questo motivo è bene farsi seguire da un esperto per elaborare un piano alimentare corretto. Importantissima è l’assunzione di acqua che deve essere di almeno 2 litri al giorno quando si allatta. Per quanto concerne i cibi da evitare, non ci sono indicazioni in merito quindi è bene sfatare il mito secondo il quale non si possano mangiare cibi come aglio, cavolfiori, legumi… Anche perchè la natura, sotto questo aspetto, è stata lungimirante: a prescindere da quello che mangerà la mamma il bimbo nè trarrà solo i benefici. Il bambino che presenta coliche o reflusso avrà queste reazioni a prescindere da quello che la madre ha ingerito. L’attenzione invece va posta sicuramente all’assunzione di:

  • bevande alcoliche (consigliabile aspettare 2 ore prima di allattare)
  • bevande con caffeina (consumabili con moderazione)
  • medicinali (alcuni sono sconsigliati quindi è necessario consultare il medico prima di assumere qualsiasi farmaco)

Allattare dei gemelli è possibile

Spesso si pensa che allattare due gemelli sia troppo difficoltoso o impossibile. In realtà si può eccome ed è molto raccomandato poichè frequentemente nascono prematuri e quindi incorrono in vari rischi e, come è noto, il latte materno essendo ricco di anticorpi e sostanze protettive non può fare che bene ai bambini. Con i gemelli di solito vengono consigliate 3 posizioni principali:

  • tutti e due a rugby
  • tutti e due semisdraiati
  • uno a rugby e uno semisdraiato

Se il seno è morbido vuol dire che il latte sta finendo

Con il passare dei mesi ci si potrebbe preoccupare perchè il seno è meno turgido, più morbido e quindi si può pensare che il latte sia diminuito. In realtà quando avviene questo è perchè il seno si è calibrato, produce esattamente quello che serve in base alla richiesta del bimbo.

Come continuare ad allattare dopo il rientro al lavoro

Questa è una domanda relativa ad una delle preoccupazioni maggiori per le mamme. Si può comunque continuare ad allattare anche se si rientra a lavoro e le alternative sono molteplici:

  • il latte si può tirare con un tiralatte o con la spremitura manuale e può essere dato al bambino con un bicchierino o con un biberon fino al ritorno della mamma (l’uso di quest’ultimo va ricordato che è sconsigliato in bimbi allattati esclusivamente al seno senza interferenze)
  • il bambino potrebbe non voler bere il latte senza la mamma accanto e quindi potrebbe abituarsi ad aspettare il suo ritorno per poppare al seno (ovviamente se è un bimbo molto piccolo non potrà stare troppe ore senza latte di mamma quindi è bene consultarsi con una consulente per l’allattamento o il pediatra, o entrambi)

Fino a quando allattare

L’OMS e molte altre fonti consigliano alle mamme di allattare fino ai 6 mesi in maniera esclusiva e di continuare insieme ad altri alimenti, almeno fino ai 2 anni del bambino.

Allattare con il ciclo è possibile

Molte mamme si preoccupano che il latte, una volta tornato il ciclo, possa essere meno buono ma in realtà non è così: potrebbe cambiare leggermente il sapore o diminuirne la quantintà ma spesso i bimbi non se ne rendono nemmeno conto. Se subentra il desiderio di una nuova gravidanza è possibile rimanere incinta anche mentre si allatta (nonostante spesso si pensi il contrario). Di solito l’allattamento può renderlo più difficile perchè i sintomi spesso passano inosservati ma anche per la presenza dei seguenti aspetti tutti insieme:

  • bimbo di età inferiore ai 6 mesi
  • allattamento esclusivo al seno anche di notte
  • non si è verificato il capoparto

Quindi se non si è alla ricerca di una gravidanza è bene usare metodi contraccettivi. E’ possibile anche allattare se la mamma è gravida e può farlo anche dopo la nascita (allattamento in tandem).

Ovviamente in caso di necessità la nostra ostetrica è disponibile a consulenze sia in studio che a domicilio. Non esitate a chiedere al nostro staff tutte le informazioni che desiderate.