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Giornata mondiale dell’Alzheimer

Giornata mondiale dell’Alzheimer

Oggi nella Giornata Mondiale dell’Alzheimer cerchiamo di conoscere meglio questa patologia: che cos’è, come si tratta, quali sono i sintomi e le cause, se esistono delle terapie e delle cure o cosa si può fare per prevenire o ritardarne la comparsa.

Che cos’è

Conosciuto anche come malattia o morbo di Alzheimer è la forma più comune di demenza degenerativa che demolisce le cellule del cervello causando un deterioramento irreversibile delle funzioni a livello cognitivo fino a compromettere autonomia e capacità giornaliere della persona. E’ stata scoperta dallo psichiatra e neuropatologo Aloysius Alzheimer che fu il primo a descrivere un caso di “demenza senile“, in un secondo momento definita dal Dott. Kraepelin: Malattia di Alzheimer.

Quali sono le cause di questa malattia

Non sono state trovate cause certe ad ogni modo sappiamo che:

  • l’1% dei casi è una conseguenza di un’alterazione in un gene che ne determina la trasmissione alle generazioni successive
  • la restante percentuale è caratteristica di persone che non hanno nessun tipo di familiarità con questa malattia

Tra le varie origini indagate, per di più sembra esserci l’alterazione di una proteina (APP, beta amiloide) che ad un certo punto, viene metabolizzata in maniera alterata creando una sostanza tossica che, accumulandosi nel cervello, porta una morte dei neuroni. Le origini di questa patologia potremmo dire che dipendano da:

  • fattori ambientali
  • familiarità
  • fattori genetici
  • stile di vita

Quali sono le fasi dell’Alzheimer e da che sintomi sono caratterizzate

Questa malattia attraversa varie fasi:

I Primi Sintomi, spesso vengono attribuiti allo stress difatti iniziano con:

  • difficoltà nella memoria a breve termine
  • piccoli problemi di attenzione
  • difficoltà nell’acquisizione di nuove informazioni
  • apatia
  • sintomi depressivi
  • irritabilità
  • non consapevolezza delle proprie difficoltà mnemoniche

Fase Iniziale, in cui i vecchi ricordi sono meno colpiti rispetto ai recenti ma dove si presentano:

  • difficoltà nel linguaggio
  • agnosia (difficoltà di tipo percettivo)
  • difficoltà nell’esecuzione di determinate azioni
  • aprassia (difficoltà nei movimenti complessi)
  • passività e mancanza di iniziativa
  • problemi linguistici (vocabolario povero)
  • afasia (lieve difficoltà di linguaggio)
  • disegno e scrittura presentano avversità
  • vestirsi diventa faticoso
  • difficoltà nella coordinazione dei movimenti
  • sporadici cambiamenti della personalità
  • mancanza saltuaria di giudizio

Fase Intermedia in cui si ha un peggioramento dei sintomi della fase iniziale e a questa si aggiungono:

  • perdita evidente delle abilità cognitive, di ragionamento e apprendimento
  • falle nella memoria a lungo termine
  • letargia
  • sbalzi d’umore, depressione, ansia e agitazione
  • comportamenti ossessivi, ripetitivi e/o impulsivi
  • delirio, paranoia e allucinazioni nei confronti delle persone che circondano il paziente
  • confusione e disorientamento (spazio-temporale)
  • sonno disturbato

Infatti in questa fase è evidente che il paziente inizi ad avere bisogno di un supporto nella vita quotidiana.

Fase Finale è un momento in cui la situazione si presenta decisamente alterata:

  • capacità cognitive compromesse del tutto
  • paranoia e delirio e sbalzi umorali
  • difficoltà di deglutizione
  • incontinenza
  • meno movimenti
  • perdita di peso
  • inappetenza

Il paziente si presenta apatico e stanco principalmente, anche se può avere ancora episodi di tipo aggressivo. La massa muscolare e la mobilità sono compromesse infatti in questo momento della malattia hanno sempre bisogno di qualcuno che si occupi di loro nella quotidianità. Purtroppo dopo questa fase spesso si arriva alla morte perchè con il peggioramento delle condizioni tende a sviluppare:

  • polmoniti e broncopolmoniti
  • malnutrizione e disidratazione
  • costipazione e diarrea
  • fratture e/o piaghe da decubito

Diagnosi della malattia

Per diagnosticarlo è bene rivolgersi ad un neurologo che si occupi di questa patologia. Si procederà con l’anamnesi e magari degli esami del sangue. A seconda del medico, potrebbero essere richiesti uno o più dei seguenti esami:

  • risonanza magnetica
  • TAC
  • SPECT
  • PET

La diagnosi effettuata può prendere il nome di:

  • possibile, data da un’osservazione di sintomi e da un deterioramento di due o più funzioni cognitive, spesso in presenza anche di una seconda malattia che però non è causa della demenza ma che rende la diagnosi di Alzheimer meno certa
  • probabile, come sopra ma in assenza di una seconda malattia
  • certa, fatta solo tramite biopsia del cervello o dopo autopsia

Terapia e cura

Ancora oggi non esiste una farmaco o una cura per prevenire o guarire completamente dalla Malattia di Alzheimer ma esistono dei farmaci che possono aiutare nell’alleviare i sintomi. Sono medicinali che hanno effetto su un numero limitato di pazienti e non per tutta la durata della loro vita. Sono stati introdotti recentemente e riescono ad inibire l’enzima che distrugge l’acetilcolina (neurotrasmettitore) e migliorano così la memoria e la concentrazione. Spesso sono in grado anche di rallentare temporaneamente la progressione dei sintomi, quindi curano/migliorano la sintomatologia non la malattia.

E’ possibile prevenire questa malattia

Alcune accortezze o piccoli cambiamenti, è stato dimostrato, che possono migliorare la salute cerebrale di chi è affetto da questa patologia:

  • esercizio fisico (attività aerobica soprattutto camminare, correre, ballare…)
  • non fumare
  • prendersi cura del cuore poichè malattie cardiovascolari, diabete e ipertensione sono fattori di rischio per lo sviluppo di quest’ultima
  • alimentazione varia, sana ed equilibrata
  • tenere la mente attiva (leggere libri, fare cruciverba, giocare a carte, tenere vivi degli interessi…)
  • mantenere rapporti costanti con altre persone

Alzheimer giovanile

Quando si parla di Alzheimer Giovanile è perchè ha effetti intorno ai 30-40 anni e viene diagnosticato verso i 40-50 anni.

Demenza di infanzia

Più che Alzheimer nei bambini è corretto parlare di Demenza di Infanzia e i sintomi variano è quindi fondamentale identificare e trattare la sintomatologia prima possibile. Alcuni sintomi comuni nei bimbi affetti da questa patologia sono:

  • perdita della memoria (se succede regolarmente potrebbe essere un campanello d’allarme)
  • difficoltà di linguaggio
  • declino delle abilità intellettuali
  • cambiamenti della personalità

Differenze tra Alzheimer e Demenza Senile

Spesso questi due termini vengono confusi ma, ad ogni modo, vanno fatte alcune distinzioni.

La demenza viene determinata da varie cause e ne esistono diverse tipologie: come il Morbo di Alzheimer. Questo termine non indica una malattia specifica ma un insieme di sintomi legati al declino della memoria o altre abilità intellettive.

L’Alzheimer è la forma più comune di demenza, la seconda è quella Vascolare che solitamente si verifica dopo un ictus per esempio. Ne esistono altri tipi che possono essere reversibili se curati perchè causati da problemi momentanei come tiroide, depressione, abuso di alcol, carenza di vitamine… Non esiste un vero e proprio esame che consenta di distinguere il Morbo di Alzheimer da altre forme di demenza, per questo i medici devono fare l’anamnesi e prescrivere test specifici. In base ai risultati potrà riconoscere il tipo di malattia che interessa il paziente.

Quali sono i test per questa patologia

Spesso i neurologi sottopongono il paziente ad una serie di test per verificarne le capacità di memoria e linguistiche, ad esempio:

  • comunicare un nome ed un indirizzo e poi farli ripetere dopo qualche minuto
  • chiedere la data odierna e qualche data importante relativa alla sua vita
  • farsi raccontare un fatto sentito alla radio o alla televisione
  • il paziente deve disegnare l’orologio e rappresentare l’orario richiesto dal medico

Esiste un vaccino contro l’Alzheimer

L’FDA americana ha nnunciato il primo farmaco in grado di rallentare il peggioramento del morbo. Si sta studiando un potenziale vaccino che al momento, nonostante non abbia avuto un forte impatto sul declino cognitivo dei pazienti, ha comunque dato dei benefici rispetto al controllo della proteina che causa la neurodegenerazione. Molto promettente sembra la terapia con gli anticorpi monoclonali che viene inettata per via endovenosa in pazienti con Alzheimer moderato e questo sembrerebbe rallentare il percorso della malattia consentendo alle persone un continuo nelle attività quotidiane.

Il nostro neurologo Dott. Carlo Sebastiano Tadeo è a vostra disposizione per qualsiasi domanda o per un consulto, non esitate a chiedere informazioni alle segretarie chiamando lo 0276018385 o scrivendoci direttamente in chat.