Arte e Medicina

La medicina, indipendentemente dall’efficacia delle diverse tecniche sviluppatesi nel tempo e nello spazio, ha sempre accompagnato l’uomo lungo tutta la sua evoluzione. E continua a succedere.
Così come ha fatto e fa l’arte, in ognuna delle sue molteplici forme.
Allora abbiamo deciso di raccogliere un insieme di immagini che ritraggono scene legate al mondo della chirurgia e dell’ortopedia ritratte in più o meno note opere artistiche. A dimostrazione che sia l’arte che la medicina a loro volta si sono rapportate e confrontate molto più di quanto possiamo immaginare: tanti pittori, ad esempio, erano grandissimi conoscitori dell’anatomia umana, visto l’oggetto dei loro disegni, oppure parecchi lavori riportavano scene di medicina essendo realizzate per ringraziare le divinità per l’aiuto offerto in una difficile condizione di salute.
Naturalmente sono innumerevoli le opere di questo tipo, noi abbiamo pensato di proporne alcune per rendere l’idea e per spronarvi ad approfondire l’argomento, magari condividendo con noi le vostre impressioni e scoperte!

Tomba di Ankhmahor (“la tomba del medico”).

Tomba di Ankhmahor (“la tomba del medico”).

Nel 1899, Victor Loret portò alla luce il sepolcro di Ankhmahor (conosciuto pure come “la tomba del medico”), gran visir della VI dinastia. Il visir non era un medico, ma la sua opera sepolcrale ha preso tale nome proprio dall’affresco qui riprodotto. Probabilmente nel dipinto vengono rappresentate un’operazione al piede ed una alla mano.

 

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Social egg freezingPRESERVAZIONE DELLA FERTILITA’ :  CONGELAMENTO DEGLI OVULI PER AUTOCONSERVAZIONE

(versione pdf)

Si chiama  social egg freezing e sembra essere una frontiera importante per chi desidera mettere da parte la componente più cruciale  della fertilità, cioè le cellule uovo. Si parla di congelamento “sociale” degli ovociti perché gli ovuli non vengono crioconservati per ragioni mediche, ma per avere la possibilità di posticipare la maternità. Il social egg freezing è stato inizialmente introdotto per preservare la fertilità in donne che rischiano di andare incontro ad un esaurimento precoce dei follicoli ovarici: per patologie in grado di distruggere il tessuto ovarico, predisposizione genetica ad una menopausa precoce, neoplasie curabili utilizzando chemio- radioterapie antitumorali. La possibilità di crioconservare gli ovociti tuttavia può essere estesa a quelle donne  che per motivi personali non desiderano una gravidanza a breve, ma che non vogliono vedere pregiudicata la possibilità di averne in futuro, quando le probabilità di ottenerla saranno inferiori a causa del fisiologico invecchiamento ovarico.

Di fatto, esistono ragioni sociologiche che hanno portato a ritardare sempre di più l’epoca alla quale si ricerca il primo figlio : instabilità economica, necessità di studiare e consolidare  la carriera, ma anche precarietà e instabilità della relazione affettiva. Dall’altra parte, la  fisiologia  della riproduzione femminile  non si è adattata a tali cambiamenti sociali: il numero di ovuli a disposizione di ciascuna donna è un patrimonio stabilito geneticamente, che si consuma in modo autonomo, indipendentemente dalla storia mestruale e riproduttiva della donna. Ad esempio, se si prende la pillola anticoncezionale per 10 anni, quindi non si hanno ovulazioni, non si “risparmiano” ovuli. . .le cellule uovo vanno incontro a distruzione spontanea inarrestabile e le ovaie non sono in grado di generarne di nuovi.

 Nel maschio questo non succede: il testicolo genera in continuazione nuovi spermatozoi, a partire dalla pubertà fino a tarda età. Nella donna, alla diminuzione quantitativa del patrimonio ricevuto alla nascita, si accompagna anche un calo qualitativo : le cellule uovo invecchiando divengono sempre più scadenti. Questo giustifica le minori probabilità di concepimento e l’aumento di fecondazioni anomale, con conseguente aumento del tasso di abortività e di anomalie genetiche del nascituro che si hanno nelle fasce di età più avanzate.

In sintesi, il cosiddetto “orologio biologico” è inarrestabile.. In questo senso, per quelle donne che intendono posticipare il progetto di una famiglia, ricorrere all’egg freezing consente di “ congelare l’effetto del tempo sulle proprie ovaie”. Ovviamente, congelare ovuli non equivale alla certezza di una futura gravidanza, ma è una  scelta per aumentarne le probabilità future.

Poi la notizia scalpore:  nel 2014 Apple e Facebook offrono come benefit alle proprie dipendenti la copertura finanziaria per il congelamento degli ovociti, con l’inevitabile dibattito che è seguito tra due posizioni contrastanti : è un’opportunità ? è una violenza ? Il discorso diventa estremamente complesso per le sue implicazioni sociali, etiche ed economiche, ma anche di salute riproduttiva : sappiamo tutti dei rischi collegati alle cosiddette maternità tardive. La faccenda è quindi molto più complessa di quello che può apparire, perché stiamo ovviamente parlando di un mondo che non è quello ideale…. È importantissimo ridare alla maternità la sua connotazione naturale, ma è altrettanto importante lavorare per il cambiamento delle restrizioni  della società che costringono le donne a considerare incompatibili il ruolo materno e quello lavorativo. Nel frattempo, però… meglio organizzarsi. E’ come stipulare una polizza assicurativa: ci si assicura  per tutelare la propria fertilità.

L’Italia è all’avanguardia in questo campo : la prima nascita da ovuli congelati risale infatti al 1997 e da allora le tecniche di congelamento hanno registrato miglioramenti continui, soprattutto negli anni in cui la legge 40/2004 limitava fortemente il congelamento embrionario nelle tecniche di fecondazione assistita.

Qual è l’età giusta per congelare i propri ovociti ?

Il congelamento ha tanto più senso quanto più si è giovani e sani: l’ideale sarebbe tra i 20-25 anni, quando fisiologicamente c’è il picco della fecondità, gli ovociti sono ancora in gran numero e di struttura più sana. Comunque entro i 35 anni. Tra i 35-38 anni abbiamo una zona grigia in cui l’opportunità va valutata caso per caso. Si sconsiglia qualunque trattamento dopo i 40 anni.

Cosa deve fare la donna prima del congelamento ?

Occorre sottoporsi ad esami del sangue generali che confermino un buono stato di salute ed escludano soprattutto la presenza di infezioni sistemiche in atto. Quindi, si passa ad una terapia di stimolazione ovarica controllata. Normalmente le ovaie producono un solo ovulo al mese. In questo caso è fondamentale averne un numero maggiore. Questo è legato alla fisiologia della riproduzione umana: non tutti gli ovociti prodotti sono adeguati per essere fecondati, per cui averne tanti aumenta le probabilità di averne di sani. La stimolazione ovarica avviene utilizzando farmaci specifici: le gonadotropine iniettabili giornalmente per via sottocutanea per circa una decina di giorni. In questo periodo si pianificano  monitoraggi dell’ovulazione attraverso ecografie e prelievi, al termine dei quali si stabilisce il momento del prelievo ovocitario ( pick-up ). Questa procedura viene eseguita in sedazione profonda, con la presenza attiva di un anestesista, aspirando per via trans-vaginale eco-guidata tutti i follicoli che si sono sviluppati in seguito alla stimolazione. Il biologo passa quindi a valutare il livello di maturità delle cellule uovo recuperate e solo quelle mature saranno congelate.

La preparazione ed il piccolo intervento chirurgico non sono quindi proprio una passeggiata: seppure in una percentuale di casi molto bassa ( meno dell’1% ) si possono avere complicanze legate al trattamento ed al prelievo ovocitario.

Qual è il numero ideale di ovuli da congelare ?

 Vista la bassa fertilità della specie umana, prevalentemente legata al fattore “cellula uovo “ il numero ideale di ovuli da conservare è sempre più di 10-15. A volte sono quindi consigliabili più prelievi ovocitari.

Ma come si effettua il congelamento degli ovociti ?

Attualmente esistono 2 tecniche:

la prima, detta di “ congelamento lento” è stata la prima utilizzata, ma ha lasciato gradualmente il posto alla tecnica detta di “congelamento rapido” nota meglio come “ Vitrificazione” perché l’ovocita ed i suoi contenuti biologici assumono l’aspetto del vetro una volta congelati. La vitrificazione ha comportato un miglioramento incredibile delle percentuali di sopravvivenza dell’ovocita e di gravidanze dopo scongelamento, diventando la tecnica preferita da gran parte dei laboratori biologici di tutto il mondo.

Come avviene lo scongelamento e l’utilizzo degli ovociti congelati ?

Nel momento in cui si decide di affrontare una gravidanza utilizzando gli ovociti conservati è necessario intraprendere un percorso di fecondazione assistita molto semplice e per nulla invasivo. Si inizia con un monitoraggio del proprio ciclo spontaneo ( se il ciclo è regolare ) oppure si prepara l’utero farmacologicamente in modo da somigliare al ciclo fisiologico. Questo monitoraggio è fondamentale per individuare il giorno  giusto per lo scongelamento degli ovociti , sbagliare questo momento può compromettere il buon esito del trattamento. Lo stesso giorno dello scongelamento ovocitario il partner raccoglie un campione seminale perché occorre selezionare gli spermatozoi più vitali. Si passa quindi all’inseminazione degli ovociti che avviene mediante la tecnica ICSI.

Dopo un massimo di 5 giorni dallo scongelamento, l’embrione ottenuto dagli  ovuli fecondati viene trasferito all’interno dell’utero con un sottilissimo  catetere sotto controllo ecografico. L’embryotransfer non è una procedura invasiva, non richiede preparazioni farmacologiche di sedazione ed è seguito da un breve riposo prima di tornare alla vita di tutti i giorni. Dopo circa 12 giorni si controlla l’eventuale impianto attraverso un test di gravidanza su prelievo di sangue. Le percentuali di successo sono sovrapponibili a quelle ottenute da donne di età pari a quella in cui è avvenuto il congelamento. Usando ovociti congelati, questa percentuale è di poco inferiore a quella ottenuta con ovociti a fresco.

Quanto costa la conservazione dei propri ovociti ?

Partiamo dalla considerazione che la conservazione degli ovociti per motivi non legati alla salute può essere effettuata solo a regime privato, anche se ci si rivolge a strutture pubbliche o convenzionate. Fondamentale recarsi in centri in regola con i requisiti strutturali e organizzativi imposte da Regioni e organismi Istituzionali ( CNT ). Ma vediamo i costi di minima: circa 1000 euro è il costo minimo base dei farmaci, il monitoraggio, le consulenze e il prelievo ovocitario circa 3000 euro, il deposito non meno di 100 euro/anno.

 

 
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