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Dal 1° Aprile 2016 è attiva la convenzione con il Fondo Assistenza Dirigenti Aziende Commerciali, FASDAC.

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DOMANDE FREQUENTI : STERILITA’ DI COPPIA

Fertilità di coppiaCos’è l’infertilità

Una coppia che non riesce a concepire dopo 1 anno di rapporti regolari e non protetti è in genere considerata infertile. Non bisogna dimenticare però, che una percentuale non trascurabile di coppie riesce ad avere un figlio dopo 2 anni di tentativi, per cui molti preferiscono parlare di infertilità dopo 24 mesi di ricerca gravidanze. Complessivamente l’infertilità riguarda il 15% delle coppie. Le cause sono di diversa natura. Per alcune di esse, peraltro le più diffuse, si può intervenire con diagnosi tempestive, cure farmacologiche e terapie adeguate, ma anche, e soprattutto , con la prevenzione e l’informazione.Per altre è necessario ricorrere alla Procreazione Medicalmente Assistita (PMA).

Quali sono le cause dell’infertilità

I dati raccolti dal Registro Nazionale sulla PMA fanno emergere le seguenti cause :
maschile: 35%, femminile:35%,di coppia: 15%,senza cause apparenti: 15%. Inoltre la letteratura medica sottolinea sempre di più il ruolo di fattori psico-sociali di infertilità dovuti a fenomeni complessi come lo stile di vita, la ricerca del primo figlio in età tardiva, abuso di sostanze tossiche, l’inquinamento e le condizioni lavorative.

 Infertilità femminile

Le donne italiane ricercano il primo figlio tardi. Più tardi di quasi tutte le altre donne europee. Quindi, spesso, troppo tardi. La fertilità umana non supera il 30% di possibilità per ovulazione femminile quando si ha meno di 30 anni, resta sufficientemente alta fino a 35 anni, cala considerevolmente dai 35 ai 40, è bassissima oltre i 40. Col passare del tempo gli ovociti si riducono drasticamente di numero e di qualità. Le ovaie non hanno capacità di generare nuovi ovociti ( a differenza di quello che succede a livello del testicolo). Il numero di ovuli disponibili è stabilito geneticamente alla nascita e si consuma in modo inesorabile durante tutta la vita mestruale. Col tempo diminuisce il numero ma anche la qualità degli ovociti : questo giustifica il maggior numero di aborti e di embrioni geneticamente anomali che si registrano con l’avanzare dell’età. Anche l’età dell’utero è importante, sulla fertilità e sulle complicanze legate alla gravidanza.

Infertilità maschile

Le patologie più frequenti in grado di alterare la struttura e la funzione degli organi genitali sono il varicocele, le infezioni, il criptorchidismo. Ma abbiamo sempre maggiori evidenze sul ruolo di fattori di rischio: fumo, microtraumi, inquinanti, sostanze tossiche, radiazioni, stile di vita stressante. La prima scelta da fare è quella di affidarsi a specialisti competenti e referenziati. Principio guida deve essere quello di cercare di rimuovere le cause, restituendo alla natura le sue potenzialità. Quando questo è possibile, il cambiamento dello stile di vita rappresenta quasi inevitabilmente il primo irrinunciabile passo. Basti pensare allo stress, alle cattive abitudini (fumo, alcool, droghe, alimentazione scorretta, gli eccessi da fitness, o l'obesità) che spesso rendono vani anche gli approcci terapeutici più avanzati. Ruolo crescente e importante è occupato dalle Medicine complementari (Agopuntura, Omeopatia, Terapie Manuali) e dalle tecniche di PMA ( Procreazione Medicalmente Assistita ).

 

 

Procreazione medicalmente assistita Centro medico Tree of  LifeAbbandono del trattamento in procreazione medicalmente assistita(PMA)

Il 5 Marzo 2016 si è tenuto a Milano il 5° meeting annuale dei Centri Lombardi di Procreazione Medicalmente assistita (PMA).
La Regione Lombardia  eroga un quarto di tutti i cicli di PMA effettuati a livello nazionale e può vantare numerose realtà di eccellenza nella gestione del percorso diagnostico-terapeutico della coppia infertile.

La giornata  si è particolarmente concentrata sull'analisi  e  sul  confronto delle caratteristiche del Manuale di qualità costruito dai  Centri, sottolineando tutte le maggiori criticità incontrate sia nei processi di  gestione clinica che in quelli di laboratorio.In particolare, a me è stato chiesta una presentazione su dati ed analisi relativi al problema dell’abbandono nei trattamenti di Procreazione Assistita da parte  delle coppie infertili. Dati veramente sorprendenti per la numerosità e per le motivazioni che li giustificano:

  • Circa la metà delle coppie infertili NON ricorre a trattamenti per l’infertilità
  • Il primo ciclo di terapia è quello più favorevole sui risultati, ma più tentativi aumentano le probabilità di arrivare alla gravidanza
  • La percentuale di nati vivi da Procreazione Assistita è del 22% per singolo ciclo iniziato, ma può superare il 50% se i pazienti si sottopongono ad un numero ottimale di cicli ( almeno 3 )

Ma così non è : circa il 50-53% delle coppie raggiunge la gravidanza in questo numero di volte, ma dal 25% a  più della metà dei pazienti che non arriva al risultato abbandona le terapie prima di aver portato a termine  i 3 cicli di trattamento. Anche in presenza di copertura dei costi da parte del Servizio Sanitario!

Quali sono le fasi in cui più facilmente si abbandona ?  La fase più critica è quella decisionale, se iniziare o meno qualunque trattamento : circa la metà non affronta nessuna terapia. Circa i 2/3 abbandona nella fase di passaggio tra il fallimento di cure semplici e l’indicazioni a trattamenti più complessi, come la FIVET/ICSI.

Quali sono le motivazioni dell’abbandono ? Le cause principali sono : lo stress emotivo ed il peso fisico delle procedure, il rifiuto psicologico del trattamento e problemi di relazione di coppia. Ma vediamoli nei dettagli.

Possiamo individuare 3 ambiti di fattori : Pazienti, Trattamento vero e proprio, Clinica ( ambiente, staff)

  • Fattori legati ai pazienti: La paura è l’elemento dominante e riguarda le procedure, la salute della donna e del nascituro. E’ interessante il dato che la donna non percepisce la gravidanza come evento corredato di importanti rischi per la salute, spesso molto maggiori dei rischi legati alle terapie. Ma importantissimo dato è quello di avere aspettative non realistiche : essere sicuri  del successo o volersi sottoporre a trattamenti anche  quando sono controindicati o esista ogni evidenza sul loro probabile fallimento. Esempio importante è legato all’età della donna : qualunque terapia è a rischio di fallimento aumentato con l’aumentare dell’età. Ma questo non è percepito in modo adeguato oppure genera un senso di frustrazione, quando non di colpa, e di rivalsa  nei confronti del Medico e del team. 
  • Fattori legati ai trattamenti : trattamenti molto aggressivi nel senso della dose farmacologica somministrata sono meno tollerati e generano abbandono per il loro impatto fisico. Basti pensare a rischi e implicazioni cliniche legate alla iper-stimolazione ovarica. Secondo alcuni studi è opportuno adottare schemi semplificati e più recenti protocolli brevi di trattamento perché  a parità di probabilità di successo  sono meglio tollerati. L’iniezione quotidiana impatta in modo significativo sulla donna. E anche sul partner, molto spesso coinvolto nella somministrazione dei farmaci. Riuscire ad ncastrare la puntura nella quotidianità, come recarsi a giorni alterni al Centro per fare prelievi, ecografie e controlli clinici è fonte di grande dispendio emotivo. La logistica e lo stress legato agli spostamenti e all’iniezione in alcuni studi sono riportati come  fattori ad alto impatto sull’abbandono delle terapie.  
  •  Fattori legati all’Ambiente: eccessiva attesa per le consultazioni o lunga lista d’attesa tra la presa in carico dei pazienti e l’effettuazione del primo ciclo di terapia sono fattori che si collegano ad elevato tasso di abbandono. Non solo la competenza professionale, ma le capacità comunicative dell’intero staff sono un fattore determinante nella fidelizzazione dei pazienti e nel maturare fiducia nei trattamenti. Anche l’organizzazione del Centro è importante: ogni paziente ha il desiderio di vedere sempre lo stesso medico. Questo non si può ovviamente garantire, ma un turnover eccessivo è controproducente. La presenza e la facile accessibilità ad un supporto psicologico è cruciale: spesso sono gli stessi pazienti a rifiutare questo aiuto, pensare  di “ non averne   bisogno “ quando in realtà il percorso terapeutico e il suo fallimento hanno un effetto dirompente sull’emotività e sulla tenuta psichica delle persone.    

Esistono dei fattori predittivi dell’abbandono ?

Sì, e sono noti : se si hanno già figli, se il problema dell’infertilità sono  il fattore maschile,  l’endometriosi e i problemi cronici di ovulazione è più facile che il trattamento venga interrotto. Allo stesso modo abbandona chi  ha percezione o consapevolezza di avere una bassa prognosi di successo, chi non è riuscito a trasferire embrioni o chi ha raggiunto una gravidanza che si è poi interrotta. Problemi di instabilità emotiva preesistenti, rifiuto personale, motivi etici, altre scelte ( domande di adozione) sono strettamente legati all’interruzione dei trattamenti.

Esistono fattori correttivi per migliorare l’adesione dei pazienti al trattamento ?

Molte raccomandazioni arrivano dalle società scientifiche più importanti ( ESHRE, ASRM, NICE ) destinate ai Centri PMA incentrate proprio su quali procedure adottare per migliorare la cosiddetta “compliance” dei pazienti. Vediamone alcuni:

  • Accessibilità del Centro ( telefono, e-mail, numeri di emergenza)
  • Qualità delle informazioni date, la loro chiarezza, soprattutto sulla probabile necessità di dover ripetere più trattamenti? Comunicazione chiara, onestà sulle aspettative del servizio offerto, discussione sui risultati, tempo dedicato adeguato
  • Coinvolgimento del paziente nelle  scelte terapeutiche, ascolto attivo e risposte esaustive a dubbi, paure e false convinzioni
  • Rispetto dei valori dei pazienti
  • Continuità di cura : avere un proprio sanitario di riferimento e  una figura leader per la gestione dei casi difficili
  • Organizzazione : contenere il più possibile le liste d’attesa.

In conclusione: Pazienti – Medici ( staff) – Terapie hanno  tutti influenze reciproche importanti. Una dinamica 

errata in un circuito così delicato  genera inevitabili  triangolazioni conflittuali che impattano non solo 

sull’abbandono delle terapie, ma anche sulla qualità della vita di pazienti, medici e intero staff.

Dottoressa Luciana De Lauretis

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